2012-1-Quando i genitori si separano

Padiglione Fieristico via Vanzetti, 38  -  Thiene 18 aprile 2012 
QUANDO I GENITORI SI SEPARANO: errori da evitare, risorse da attuare. 
Relatrice dott.ssa MARIA LUISA QUADRI, psicologa e psicoterapeuta
 
Premessa

Nella nostra società si assiste ad una crescita progressiva del fenomeno separativo e ci saranno sempre più figli ad essere coinvolti da questo evento, per loro traumatico, per cui è necessario pensare alla conflittualità di coppia in modo tale da garantire rapporti genitoriali sufficientemente protettivi per la crescita dei bambini e delle bambine.

Separarsi non è mai un percorso indolore, anche quando può sembrare una via di uscita da difficoltà profonde. Separarsi è un evento che comporta disagi e sofferenze per entrambi i partner: sta male sia colui/colei che decide di lasciare, dopo un tempo più o meno tormentato in cui ha maturato la scelta,  sia colui/colei che sente di essere lasciato.

Entrambi i partner devono affrontare il dolore di un progetto che viene bruscamente interrotto, entrambi sperimentano il senso di fallimento di una progettualità, entrambi devono riuscire a ritirare i propri investimenti affettivi e le aspettative, ritrovando un “senso della vita” personale e affettivo.

Entrambi devono trovare il coraggio di stare male, senza rinnegare colui/colei con il quale hanno vissuto, senza scagliarsi contro, senza addebitare le colpe all’altro, consapevoli che l’evento “separazione” è comunque una realtà di coppia, che entrambi hanno contribuito a determinare.

 

Perché la separazione?

Si arriva alla separazione per motivi e gradi di riflessione differenti:

-          ci sono separazioni che avvengono dopo anni di conflittualità, di litigi e di contrasti, di vite sviluppate parallelamente, raramente intrecciate;

-          altre separazioni vengono vissute come irreali da uno dei partner che non si è accorto del progressivo distacco del coniuge, per cui tende a lottare per il mantenimento del legame, non accettando e non capendo i motivi della scelta separativa;

-          ci sono persone che rinviano a lungo una scelta del genere e che la attuano dopo un periodo di riflessione e di ricerca per ritrovare un accordo, che non viene raggiunto;

-          chi la chiede dopo una delusione traumatica connessa ad un sentimento profondo di tradimento del “patto di coppia”;

-          chi la attua dopo pochissimo tempo dalla formazione della coppia stabile, rinunciando da subito a capire ed esplorare se ci sono significati profondi da salvare e/o risorse da attivare;

-          chi fa l’amara scoperta della presenza di un terzo con il quale il partner ha avviato una storia significativa, che intende portare avanti, per motivi diversi, non sempre accessibili a colui/colei che sperimenta il tradimento;

-          chi ha provato da tempo a far capire al partner l’insoddisfazione personale per un rapporto sempre più vuoto e privo di significato;

-          chi, crescendo, si rende conto di essere intrappolato in un rapporto di negazione di sé, di svilimento, di insoddisfazione continua, di dipendenza e di disequilibrio nelle scelte (aspetti spesso presenti nelle motivazioni delle donne);

-          chi la sceglie come fuga da un rapporto con un partner violento e prevaricatore;

-          chi cerca di “uscire” da un tunnel di sofferenza per problematiche gravi legate a dipendenze, a profondi disagi del partner, ecc..

-          ci sono separazioni in cui i figli sono assolutamente disorientati, perché mai avrebbero pensato a questa eventualità, dato un clima emotivo tra i partner più improntato alla distanza  che al litigio (“i miei genitori non hanno mai litigato”), per cui agli occhi dei figli non c’è motivo per non continuare a vivere insieme;

-          ci sono separazioni in cui si sviluppa l’odio e l’obiettivo prioritario sembra essere la distruzione/negazione del valore del partner (e quindi del genitore); 

-          ci sono separazioni che costituiscono l’inizio di grandi difficoltà economiche e pratiche per entrambi o per uno dei due genitori.

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Alcuni dati per capire il fenomeno

Le statistiche ISTAT pubblicate nel luglio 2011 evidenziano che

-          la durata media del matrimonio rilevata in fase legale è pari a 15 anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi;

-       l’età media alla separazione è di circa 45 anni per i mariti e 41 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge rispettivamente 47 e 43 anni. Questi valori sono aumentati negli anni sia per una drastica diminuzione delle separazioni sotto i 30 anni – in gran parte effetto della posticipazione delle nozze verso età più mature – sia per un aumento delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne;

-       prevalgono le separazioni consensuali: nel 2009 si sono concluse consensualmente l’85,6% delle separazioni e il 72,1% dei divorzi;

-     il 66,4% delle separazioni e il 60,7% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio. Fino al 2005, ha prevalso l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre. Con la nuova legge sulla separazione (2006), che ha introdotto l’affido condiviso dei figli minori, ha determinato un grande cambiamento: nel 2009 l’86,2% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l’affido condiviso contro il 12,2% dei casi in cui i figli sono stati affidati esclusivamente alla madre;

-          l’instabilità coniugale è un fenomeno in costante crescita. Nel 2009 le separazioni sono state 85.945 e i divorzi 54.456. Rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate di oltre il 64% ed i divorzi sono praticamente raddoppiati (+ 101%). Contemporaneamente, i matrimoni diminuiscono, quindi significa che c’è maggiore propensione alla rottura dell’unione coniugale (nel 1995 ci sono state circa 158 separazioni e 80 divorzi per 1.000 matrimoni, nel 2009 questi arrivano rispettivamente a 297 separazioni e a 181 divorzi ogni 1.000 matrimoni);

-          non tutte le separazioni legali sono seguite da divorzi. Il divorzio a volte viene chiesto dopo diversi anni o non viene mai chiesto;

-          l’instabilità coniugale presenta situazioni molto diverse sul territorio italiano: minimo al Sud (198,6 separazioni per 1000 matrimoni) massimo nel Nord-ovest (374,9 separazioni per 1000 matrimoni);

-            le donne vivono di più da monogenitore; gli uomini dopo la separazione sono più orientati alla formazione di una nuova coppia;

-            le donne sono più insoddisfatte della situazione economica, soprattutto se sono in condizione di monogenitorialità;

-            gli uomini senza figli sono più insoddisfatti per le relazioni familiari, mentre le donne sono più scontente per le relazioni amicali e per la fruizione del tempo libero (specie se sono monogenitore).

 

 
Alcune considerazioni
Le statistiche dicono che sono prevalentemente le donne a chiedere la separazione, nonostante spesso siano consapevoli che la qualità di vita successiva alla separazione cambierà significativamente sul versante negativo.

Sicuramente le motivazioni sono molteplici, ma una emerge tra le altre: il bisogno di sentirsi all’interno di un rapporto di coppia significativo “E’ desolante essere sole quando l’altro è presente. E’ meglio sentirsi sole perché si è sole”…

Non è facile accedere alla separazione; in genere lo si fa dopo tanta riflessione, dopo tanti tentativi di chiarimento, di attesa, sperando che l’altro capisca le ragioni, che l’altro dia un segnale di contatto, di comprensione…

Frequentemente ci si separa sommersi dai sensi di colpa, perché si pensa di non aver fatto abbastanza, perché ci si chiede quale diritto si ha di “togliere” la famiglia ai figli… e questo vissuto accompagna a lungo, prima e dopo la separazione.

A volte è con un senso di “spreco” che si decide la separazione, entrando in un vissuto di perdita che non sarà meno doloroso perché è stato scelto,

Ancor più dolorosa è la situazione di coloro che vengono lasciati, così, senza che ci sia stato un periodo di riflessione, talvolta senza avviso… Il lutto sarà più difficile da elaborare perché c’è stata una sorta di trauma difficile da capire e da accettare.

Nelle separazioni la conflittualità non è sempre presente, ma sicuramente caratterizza non poche situazioni, poiché è difficile riconoscere inadeguatezze e mancanze proprie e del partner, assumendosi la responsabilità delle proprie parti colpevoli. Diventa allora facile attribuire all’altro la colpevolezza, sviluppando rancore e aggressività. Se l’altro diventa il “nemico” da combattere, da cui difendersi (e difendere i figli), anziché connotarlo come la persona con cui si è percorsa una parte importante della propria vita, si smarrisce la possibilità di continuare a gestire insieme la genitorialità.

La coppia che si separa dovrebbe giungere ad una “comprensione” dell’altro, ad un’accettazione delle proprie e altrui fragilità, per riuscire a definire i confini del nuovo legame con il  partner che contenga distanze (rispetto alla coniugalità) e vicinanze (rispetto alla genitorialità).

La rottura del rapporto coniugale non è rottura della coppia genitoriale: essa rimarrà tale per sempre.

Solo così si potrà operare una legittimazione reciproca in cui si riesce a :

-            mantenere stima, almeno minimale, nei confronti dell’altro genitore;

-            collaborare nella funzione educativa, accettando le proprie responsabilità genitoriali, portando avanti le proprie funzioni di padre e di madre;  

-            garantire al figlio l’accesso ad entrambe le “radici” di parentela.

Di questo i figli hanno bisogno, poiché essi hanno diritto ad avere due genitori, non sostituibili, dato che con ognuno hanno strutturato, nel tempo, la relazione secondo particolari configurazioni che vanno mantenute e riconosciute.

 

E’ bene che i genitori sappiano trovare un accordo relativamente alla gestione educativa dei figli, poiché non dovrebbe essere messo in discussione il valore della genitorialità. Infatti, il mantenimento della relazione affettiva con entrambi i genitori è funzionale allo sviluppo equilibrato del minore.

Non è tanto o soltanto la separazione che può provocare danni, quanto le modalità di questa separazione e dunque lo stato dei rapporti tra i genitori.

I figli vivono diversamente la separazione rispetto ai genitori: più sono piccoli maggiormente idealizzano la famiglia, vivono nella dimensione del presente e non tanto nel futuro, per cui faticano a rappresentarsi i cambiamenti. I figli non vivono i litigi (se non sono angoscianti) come motivo per la separazione.

Per i figli separazione è sinonimo di abbandono, di paure, di rabbie e di sensi di colpa, che si generano allorquando ritengono che sia a causa loro, delle loro disobbedienze e mancanze, che i genitori si separano.

Essi devono essere aiutati ad esprimere i loro vissuti, per liberarsene e per essere accompagnati nel processo di comprensione dell’evento separativo.

Se i genitori separati cessano le ostilità e si riconoscono reciprocamente nella genitorialità, i figli superano più facilmente la crisi, accedendo ad una nuova organizzazione della loro vita.

I figli hanno bisogno di stabilità, di potersi fidare, di poter credere nei genitori, di avere due figure genitoriali solide.

Le opinioni e i giudizi che appartengono a ciascun genitore sono percepibili dai figli, anche in assenza di parole: essi  intuiscono dal comportamento e dal non verbale del genitori quali sono i loro vissuti e gli eventuali preconcetti rispetto all’altro.

Qualora i sentimenti presenti fossero espulsivi o svalorizzanti, nei figli si genera un conflitto rispetto alle alleanze e alle sicurezze. Un figlio non può mettersi contro un genitore, perché ciò genererebbe in lui vissuti di precarietà e insicurezza non sostenibili.

Si deve considerare come la separazione, provocando l’uscita di casa di uno dei due genitori, generi nel bambino vissuti di insicurezza e di precarietà, che diventerebbero insostenibili qualora avvertisse il pericolo di perdere anche il genitore a cui è prioritariamente affidato.

Allorché un genitore si sostituisce al sentire del figlio, nei confronti dell’altro genitore, credendo di agire nel suo interesse, opera di fatto una distruzione del rapporto figlio/genitore, impedendo al figlio di essere in contatto vero con i suoi sentimenti e i suoi pensieri.

Il bisogno dei figli è di ricevere  maggiori rassicurazioni in fase di separazione dei genitori. Essi entrano in allarme ed in sofferenza quando si prospetta questo evento, hanno paura di perdere le figure di riferimento, avvertono che non sarà più come prima, per cui andrebbero tranquillizzati con una maggior presenza di entrambi i genitori, in modo che percepiscano il preciso desiderio ed impegno genitoriale nei loro confronti.

La maggior presenza genitoriale potrebbe attutire le loro sofferenze, attraverso la conferma di desideri di relazione e di legame da parte genitoriale, di azioni condivise nella coppia genitoriale e di comportamenti affettivi rassicuratori e contenitivi, che consentano ai minori di poter contare sugli adulti per crescere.

Le ricerche dimostrano che i figli dei genitori separati, che nel tempo hanno saputo trovare condivisione genitoriale, sono meno a rischio dei figli di genitori non separati costretti ogni giorno ad assistere a conflitti, litigi e mancanze d’amore. 

Il rischio è minore per i figli dei genitori separati quanto più vi è chiarezza di confini rispetto alle realtà familiari. I figli hanno bisogno di sentire che i conflitti possono essere affrontati e risolti, che il dolore può passare e che i genitori insieme riescono ad avere attenzioni nei loro confronti.

 
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